Silvia De Fabrizio e i dati "tecnici" sulla Tomba di Laris, proseguono le memorie di scavo
- 12 nov 2015
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Oggi una delegazione dela Redazione si è recata presso il sito archeologico della Tomba di Laris, a San Donnino. Il Sito e vigilato con regolarità dalle forze dell'ordine e presidiato dalle volontarie archeologhe individuate dalla Soprintenza; fondamentale è l'apporto di alcuni operai inviati dal Comune di Città della Pieve e dei volontari della Protezione Civile locale. La visita al sito non ci ha consentito l'ingresso alla Tomba che, dopo i primissimi giorni è oramai inaccessibile al fine di garantire il microclima interno e soprattutto per garantire un lavoro scientifico in piena regola, senza intromissioni o errori.
Nei pressi della recinzione arancione però è stato possibile fare una chiacchierata con Silvia De Fabrizio, responsabile di scavo e Coordinatrice degli Archeologi Volontari (Benedetta Droghieri, Francesca Bianco ed Andrea Pagnotta) che ha risposto ad alcune domande.
Silvia, la prima curiosità è sicuramente legata alle informazioni circa la datazione della tomba, puoi aggiungere qualcosa?
Attualmente la datazione approssimativa ipotizzata nei primi comunicati, e cioè fra la seconda metà del secondo secolo e la prima del terzo, è ancora la più accreditata. Solo approfondimenti successivi potranno dirci qualcosa di più. Soprattutto quelli da condurre sui rilievi dei sarcofagi o - meglio ancora - sull'iscrizione. Lo studio epigrafico infatti, sulla iscrizione del sarcofago attualmente visibile (o le eventuali che affioreranno), sarà una vera cartina tornasole per la datazione; infatti anche solo il modo con cui le lettere sono state incise nella pietra possono rilevare indizi per la datazione. C'è da considerare che la scrittura ha seguito fedelmente le evoluzioni della storia.
Come sta procedendo il lavoro di scavo?
Al momento stiamo sfogliando il terreno per liberare il dromos, nel corridoio di accesso abbiamo già rinvenuto il piano di calpestio orginale. Il Dromos fu sicuramente colmato dagli "eredi" quando la tomba familiare fu dismessa vi si trovano infatti insieme alla terra resti cocci e materiali di risulta. Inoltre abbiamo individuato l'accesso, un ingresso con porta a due battenti che libereremo nei prossimi giorni.
Peraltro possiamo dire che il cedimento è avvenuto proprio a ridosso dell'ingresso effettivo, un punto sicuramente più "fragile" rispetto alla struttura scavata. Individuare e liberare l'accesso ci consentirà di condurre lo scavo rispettando l'accesso regolare e, a seguire, ripuliremo gli interni rimuovendo tutto il materiale di risulta per far uscire i sarcofagi.
Di che tipo di sepoltura si tratta?
Come è già stato detto ci troviamo di fronte ad un caso scientifico vero e proprio perchè la tomba è sicuramente intatta ed è una tomba a camera scavata, sgrottando, direttamente nel banco geologico di arenaria. Come è scavato a mano il dromos, corridoio di acesso alla tomba, tagliato con perfezione matematica nel banco stesso. La tomba è molto simile a quella detta "del Colle" rinvenuta nel Comune di Chiusi. Sicuramente si tratta di una sepoltura familiare, una tomba gentilizia usata a lungo nel tempo.
Nel territorio pievese si hanno ritrovamenti simili, sempre isolati già nell'Ottocento in zona Butarone, quando affiorarono urne, bronzetti ed altro materiale.
Dunque è ipotizzabile un corredo funerario importante?
Per ciò che concerne il corredo funerario dobbiamo aspettare, al momento ciò che abbiamo potuto vedere dal foro che ha generato il cedimento sono solo i coperchi dei sarcofagi, dunque tutto ciò che sta alla base degli stesso o appoggiato nel pavimento lo scopriremo nei prossimi mesi.
Possiamo ipotizzare la presenza di un ipogeo?
Anche per questa ipotesi è troppo presto, la sepoltura potrebbe appartenere ad un vera e propria necropoli, magari di un piccolo centro limitrofo, oppure potrebbe afferire all'ambito Chiusino e costituire l'ampliamento della necropoli principale. Più accreditata, soprattutto se fosse una tomba singola, l'ipotesi della sepoltura all'interno di una proprietà terriera gentilizia; una scelta, non isolata, che alcuni nobili percorrevano. A quel punto però la provenienza della famiglia potrebbe anche non essere pievese.
La presenza di tante collezioni archeologiche nelle famiglie gentilizie pievesi, fanno pensare a ritrovamenti simili nel nostro territorio?
Sì, in effetti una scoperta molto simile è quella di "Poggio Cavalieri", al momento unica necropoli pievese, che ha ampiamente alimentato la collezione Giorgi - Taccini. Le testimonianze della necropoli però sono davvero poche, pochissimi sono i reperti salvati dalle varie alienazioni e, soprattutto, considerato che gli scavi risalgono all'Ottocento, oggi non si hanno tracce del sito di scavo.
A chiecchierare con Silvia De Fabrizio al sole del "Poggio di Laris" ci si resterebbe fino al tramonto, momento di sicuro magico per quel sito che di magico ha, adesso, tutta l'incertezza di ciò che scopriranno. Ma il bello di un sito di scavo - e l'ho capito oggi grazie a Silvia, Bendetta e Francesca - è che si tratta di un luogo dinamico ... mentre parlo con Silvia lei si deve assentare per le misurazioni e si avvicina al Dromos. Benedetta, che nel frattempo ha lasciato il piccone, si avvicina e mi spiega come individuare il piano di calpestio: "è facile - dice lei - "lo vedi, cambia il colore nella stratigrafia". Mi abbasso ed in effetti scopro che il terreno "etrusco" ha un colore e quello che è "arrivato dopo" è fresco e chiaro. Moreno, operaio comunale, intanto ha ripreso a picconare e Giacomo, instancabile Volontario della Protezione Civile, ha ripreso a viaggiare con la cariola, mi sposto, mantenendo una distanza di rispetto e ascolto. Ascolto Francesca, è lì vicina che spiega ai militari che presidiano il sito le colline che si vedono intorno. "Ecco" spiega indicando "Salci, Ficulle, Montegabbione e lì, si proprio lì dietro, il Cetona."
Silvia si è liberata, torna e riprendiamo il discorso.
Il sito di scavo è dinamico e circ

olare, incredibile pensare che sotto ai piedi c'è ancora tutto il bello.
Grazie Silvia, ha ragione Bendetta ... "Che Laris sia con voi" affinchè nulla sia stato invano.


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